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Perché il Movimento del Corpo è importante nei gruppi?


In questi ultimi decenni le persone passano la maggior parte del tempo seduti davanti ad un computer e si spostano o in macchina o con mezzi che li trasportano.

Nel secolo scorso le persone lavoravano nei campi, si spostavano in bicicletta, portavano la legna, camminavano a lungo e quindi scaricavano attraverso tutti questi movimenti le tensioni emotive che eventualmente si erano accumulate nei muscoli e/o nel loro campo energetico. Ora non succede, ecco perché le palestre sono così frequentate: il bisogno di muovere il corpo viene sublimato attraverso esercizi volti a modellarlo in accordo con le esigenze estetiche imposte dai media.

 

La gente si relaziona molto spesso attraverso la messaggistica, quindi il movimento del corpo e lo scarico emotivo che deriva dal movimento e dal contatto con gli altri al giorno d'oggi sono pressoché nulli. Non a caso nella società moderna si è evidenziato un incrementarsi di stress, di malattie depressive e di scarichi inconsulti di violenza e rabbia.

 

 

Da questa realtà si è evidenziata la necessità di usare tecniche “dinamiche” volte a rilasciare le tensioni accumulate, sia fisiche che emotive.

Quando attraverso le tecniche dinamiche ci permettiamo di “smuovere” le energie compresse, le tensioni corporali si rilasciano e si può accedere ad uno spazio di quiete e di armonia con il sé.

In questo modo, una volta che le tensioni si sono rilasciate si può accedere all’esperienza diretta della “meditazione in movimento”, quindi della possibilità di portare quiete ed armonia in qualunque atto quotidiano.

 

 

La coscienza collettiva ha nella storia passata fatto coincidere la meditazione, la spiritualità e l’armonia con l’immobilismo, le meditazioni sono raffigurate come contemplative, le persone che raggiungono l’unione con il tutto come persone che si “staccano” dal quotidiano e dalla corporalità (celibato).

Questo milllennio sta aprendo nella coscienza umana la realizzazione di avere “una vita illuminata” dove non è necessaria la rinuncia, ma qualunque atto può divenire meditazione e il movimento e la celebrazione divengono parte di essa.